giovedì 19 novembre 2009

Fumus persecutionis

Fumus persecutionis. Giustizia a orologeria. Nicola Cosentino, sottosegretario all'Economia, coordinatore del Pdl in Campania e favorito candidato alle prossime elezioni regionali nelle liste del centro destra si aggrappa all'immunità parlamentare e accusa le toghe rosse della procura napoletana (leggi l'articolo su Il Giornale). "In quindici anni non lo hanno mai voluto sentire, credono alle accuse di quattro malviventi piuttosto che all'impegno politico di un uomo onesto". Si aggrappa all'immunità parlamentare (la prossima settimana dovrebbe esprimersi la consulta della camera, a cui il pm di napoli ha mandato la richiesta di custodia cautelare inc arcere per l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa) e rilancia l'accusa a Bassolino. Anche lui pluriindagato sulla questione monnezza. Infondo in Campania tutti quelli che passano per la politica hanno le mani sporche. Bisogna ungere parecchie tasche per farsi strada. Un pò di farina dell'impasto rimane appiccicata... Suvvia, non siamo troppo permalosi!

domenica 15 novembre 2009

Fenestrelle, lapide ai valorosi soldati borbonici

Una lapide per ricordare gli 8mila soldati el Regno delle de Sicilie che non hanno rinnegato il loro re e un paese defraudato, conquistato e asservito. L'hanno innalzata a Fenestrelle (TO), un lager dove si sono consumati i crimini di guerra di cui si sono macchiati i Savoia sporcandosi con il sangue di quello che definivano il loro popolo...
Quella stessa lapide, oggi, l'hanno anche spostata, nascosta in un posto dove è difficile scoprire certe scomode realtà. Alla vigilia di un nuovo anniversario, meglio non raccontare troppo in giro a che prezzo è stata pagata quell'unità che nessuno voleva

martedì 10 novembre 2009

Un permesso speciale per assicurare la giustizia

La giustizia in Italia non è affatto uguale per tutti. A Roma, in questi minuti, qualcuno si sta incontrando per realizzare il grande inciucio, l'ennesimo della storia italiana. Stavolta si tratta di abbreviare la durata della prescrizione per i reati meno gravi. Dove, poi, la gravità del reato è interpretata in modo davvero soggettivo (leggi l'articolo).
Poi c'è Napoli. E la procura napoletana che combatte contro tutti e tutto, con le poche risorse che ha a disposizione ma con la ammirabile professionalità di uomini e donne che come obiettivo si sono prefissi il rispetto della legge. Quella che dovrebbe essere uguale per tutti.
Loro che rispettano le regole, allora, l'hanno fatto anche oggi. Hanno stralciato dal processo una delle figure chiave delle loro indagini, ed hanno inoltrato alla Camera l'ordinanza di custodia cautelare per lui, Nicola Cosentino, deputato del Pdl, sottosegretario all´Economia e candidato in pectore alla presidenza della Regione Campania, che "deve essere arrestato per i suoi rapporti con il clan camorristico dei Casalesi".
L'ordinanza porta la firma del Gip Raffaele Piccirillo, e mette la parola fine a indiscrezioni lunghe 18 mesi per trasformarsi in qualcosa che è più di un sospetto (leggi il commento di Saviano alla notizia). Gli stralci delle confessioni rilasciate dai pentiti del clan casalese e fedelmente riportate da L'Espresso (leggi) ci avevano messo in guardia: Gaetano Vassallo, che ha cominciato a rendere dichiarazioni nel 2008, ma anche Domenico Frascogna, le cui rivelazioni risalgono a dieci anni prima, Carmine Schiavone, il primo esponente di spicco del clan dei Casalesi a passare dalla parte dello Stato, e Michele Froncillo dicono che, da anni, dietro e accanto al clan più chiacchierato di questi giorni c'è sempre lui. E che, forse, non è troppo opportuno piazzarlo sulla poltrona più alta della Campania se lì vogliamo sistemare le cose. E che non è nemmeno il caso di tenerlo ancora su una delle poltrone del sottosegretariato all'Economia, a fare il bello e il cattivo tempo su questioni che riscontrano un profondo conflitto di interessi: quello tra la legalità e tutto il resto.
Con l'auspicio che, dopo l'ennesimo grande inciucio di stamane, ci sia ancora una qualche differenza tra la legalità e tutto il resto.

lunedì 2 novembre 2009

la lotteria del presidente

"Napoli e la Campania stanno vivendo una crisi drammatica: sul piano politico, istituzionale, economico. Crisi senza precedenti: lo ha detto anche Napolitano, già da qualche anno. Città e regione, nell´ultimo decennio, non sono più governate. Cosa mai accaduta nel passato. Oggi c´è un vuoto totale, che viene riempito dalla malavita organizzata". Parola di Cirino Pomicino, uno che di politica se ne intende, giacché è stato uno dei 24 parlamentari italiani che hanno subito condanne penali per i fatti di tangentopoli (fonte wikipedia). Tra le righe, si legge che la Campania ha bisogno di un uomo forte. Qualcuno che, come ai tempi della Dc, sappia gestire la cosa pubblica come le finanze familiari.
A 5 mesi dalle prossime elezioni regionali, intanto continua il giro di valzer delle nomine per decidere chi sarà il prossimo candidato alla presidenza del consiglio campano. Antonio Bassolino del Pd è riuscito a tener duro e rimanere a capo della regione fino alla scadenza del mandato, con la speranza che il suo partito forgiasse nel frattempo una personalità politica abbastanza carismatica da riconquistare il cuore dei meridionali delusi dalle tante marachelle che hanno messo in ginocchio il mezzogiorno. Quello homo novus, però, non si vede ancora.
Sull'altro fronte, quello del Pdl, c'è soltanto l'imbarazzo della scelta, perché l'imbarazzo il centro destra non sa nemmeno cosa significa. Allora ecco le voci di corridoio che parlano di una possibile candidatura di Guido Bertolaso, capo della protezione civile italiana e sottosegretario alla presidenza del consiglio e chissà quanti altri incarichi istituzionali, ma che ha "ripulito Napoli dalla monnezza"... Bertolaso, però, potrebbe dire di no come ha fatto ai tempi delle elezioni nel Lazio, che poi si sono trasformate nella vittoria del centro sinistra di Marrazzo...
Per un pò si è parlato anche della show girl salernitana Mara Carfagna, promossa da maestra di danza nella palestra del fidanzato a protagonista di calendari sexy fino all'ascesa al ministero delle pari opportunità. La Carfagna resta in attesa di un cenno del presidente. Ha già dato la sua disponibilità.
Poi c'è lui, il celebre Nicola Cosentino, nato a Casal di Principe (nascere nella terra dei casalesi non è un demerito, ma come mai sono così tanti i parlamentari eletti in un paesino di 19mila abitanti?), coordinatore campano del Pdl e sottosegretario all'Economia. Oltre che indagato dalla Procura di Napoli per le confessioni rilasciate da numerosi pentiti della camorra. Ultima la "confessione" di Gaetano Vassallo, nel settembre 2008:
"Confesso che ho agito per conto della famiglia Bidognetti quale loro referente nel controllo della società Eco4 gestita dai fratelli Orsi. Ai fratelli Orsi era stata fissata una tangente mensile di 50 mila euro... Posso dire che la società Eco4 era controllata dall'onorevole Nicola Cosentino e anche l'onorevole Mario Landolfi (An) vi aveva svariati interessi. Presenziai personalmente alla consegna di 50 mila euro in contanti da parte di Sergio Orsi a Cosentino, incontro avvenuto a casa di quest'ultimo a Casal di Principe. Ricordo che Cosentino ebbe a ricevere la somma in una busta gialla e Sergio mi informò del suo contenuto" (Leggi l'articolo completo su L'Espresso).

Alla vigilia del federalismo e del ruolo strategico che rivestiranno nel tempo i consigli provinciali in Campania piace giocare al lotto. Vince chi ha più scheletri nell'armadio. Chi sarà il fortunato estratto alla carica di presidente?

sabato 31 ottobre 2009

Omicidio al quartiere Sanità

Si spara e si muore a Napoli. E le immagini di quel uovo omicidio firmato dalla malavita partenopea fanno il giro del mondo. I media calcano l'accento sull'indifferenza e l'omertà della gente che guarda e passa. Sul silenzio dei testimoni che non ci sono, nonostante la "taglia" promessa ai coraggiosi che vorranno collaborare alle indagini. C'è anche chi cita gli illustri precedenti letterari e cinematografici per dire che il resto dell'Italia è indignata fino a un certo punto di ciò che accade nelle strade di una delle città più popolose della penisola: gli italiani, quelli onesti e laboriosi, la loro dose di solidarietà e indignazione l'hanno già spesa tutta tra le pagine del libro di Saviano, o al cinema a guardare il film di Gomorra. Se i Napoletani non la vogliono smettere con la solita solfa dei morti ammazzati, cosa possono farci gli altri?


Per le strade di Napoli, però, si continua a morire. La Procura partenopea non ce la fa a tener dietro alla criminalità. Mancano i mezzi, gli uomini, le risorse e in parlamento si prepara anche una legge per rendere ancora più difficili le indagini. Ognuno si lega al dito i debiti del passato, ma i cattivi mettono in pratica nuovi delitti più velocemente di come i buoni scoprono i colpevoli. E hanno una memoria storica più lunga. Camorra 2 - Procura 1. E' stato appena arrestato un "latitante storico", condannato all'ergastolo nel 1995. Ma la malavita locale si è fatta "prestare" un delinquente "straniero" per far fuori Bacioterracino, probabilmente coinvolto nell'assassinio di Gennaro Moccia nel 1987.
"Io non ho paura.. non posso aver paura" ha detto la signora Bacioterracino. Ha le lacrime agli occhi, ma tiene i pugni stretti. A Napoli non ci si può permettere neanche il lusso di avere paura, perché tanto non serve a niente. Quello che serve, ed è anzi necessario, è un sussulto di orgoglio di chi in quelle strade sporche di sangue vive ogni giorno la propria esistenza.
Basta morti ammazzati, guerre di potere e perbenismo medioborghese di chi si lava le mani dicendo che quelle cose non lo riguardano. Siamo tutti sulla stessa barca. Una barca finita nell'ansa stagnante di un fiume, ma che con un pò di buona volontà e qualche colpo di remo può tornare di nuovo in gara.

lunedì 19 ottobre 2009

Campi di concentramento per i meridionali

"Tutti i criminali meridionali dovrebbero essere deportati in un luogo disabitato e lontano migliaia di chilometri dal Belpaese. In Patagonia, per esempio". Recita così una proposta di legge datata 1868 e firmata dal presidente del consiglio Luigi Federico Menabrea. Lo ha rivelato, qualche giorno fa, un articolo su cronache del Mezzogiorno poi ripreso a livello nazionale su La Stampa (leggi).
E sì che i briganti dovevano causare parecchi grattacapi ai nostri padri della patria. Se la storia fosse andata diversamente, quei briganti avrebbero avuto il riconoscimento di aver lottato per la Resistenza. Invece a vincere sono stati i Savoia, e allora bisognava eliminarsi dal suolo patrio. Allontanarli dalle famiglie, spezzare le radici con la terra d'origine e con tutto ciò che ogni uomo ha di più caro. Le esecuzioni capitali, gli arresti sommari, le cittadine distrutte e la militarizzazione delle campagne non erano sufficienti ad abbattere la lotta dei contadini alla loro terra e la battaglia per l'indipendenza dagli invasori venuti solo a portare nuove tasse. Patagonia, Mar Rosso, Tunisia... qualsiasi posto andava bene, purché quei malandrini fossero cacciati dall'Italia. C'è scritto sui documenti tenuti segreti fino ad oggi dal Ministero degli Esteri. Documenti bollenti.
A cui però gli stati esteri hanno il pudore di rispondere con il silenzio o un netto rifiuto. Per rispetto ai diritti umani, vogliamo sperare.
Ma i briganti meridionali non se la cavarono meglio per questo, purtroppo. Perché in Italia non c'è stato un vero lager per gli ebrei durante il ventennio fascista, la quello per i meridionali si e svetta ancora oggi sulla Valle di Susa. E' il forte di Fenestrelle, senza finestre e senza riscaldamenti. Furono deportati lì i briganti arrestati, ugualmente lontani dalla patria e da ciò che avevano di più caro. Senza coperte nei freddi inverni delle montagne piemontesi. Nessuno è sopravvissuto per raccontarlo, e la storia che si studia sui libri di scuola ha tutto l'interesse a non parlarne.

domenica 18 ottobre 2009

La storia fatta con le menzogne

Rieccoci a parlare del nostro caro sud. Stavolta la goccia che ha fatto traboccare il vaso è l'editoriale di Giorgio Bocca su Venerdì di Repubblica in edicola questa settimana. Titola "E, dopo la Reisstenza, si processa il Rinascimento". Perché, secondo lui, "ci sono due modi di scrivere la storia". Quella che guarda "dall'alto" vizi e virtù di un'epoca e quella che spia "dal buco della serratura". Gli storici non saranno molto felici di sentirsi definire guardoni.
Con un concetto manicheo di interpretazione della realtà, che ha il sapore di una visione della storia e del mondo parecchia datata a dire il vero, il mio caro collega rifiuta in blocco le nuove ricerche storiche che puntano ad approfondire e scoprire quanto rimasto non detto nelle vicende del nostro glorioso Risorgimento, limitandosi ad accettare in blocco il programma scolastico gentiliano che elogia le virtù meravigliose e splendide di un'Italia unificata da "élite coraggiose".
Il piemontesissimo Bocca (vedi biografia su wikipedia) divide le acque come Mosè. Da un lato ci sono le meravigliose sorti e progressive della "storia come volontà di progresso", "un fiume in piena che cambia la vita degli uomini e la stessa natura"; dall'altra parte c'è chi "si compiace dei vizi e delle umane viltà", come la "risacca" che porta a riva tutti i detriti, racconta di un "re galatuomo" a cui interessava soltanto andare a caccia di cervi e di contadine, "elenca le macerie e le vittime" di un'Italia unificata in accordo con la malavita locale.
"Oggi evidentemente siamo in un periodo di risacca e di revisionismo", sono d'accordo con lui. Ma forse a me questo non dispiace. Io non mi definisco uno storico senza averne la qualifica, e non ho pubblicato l'ennesimo libro sulla Resistenza italiana per vendere milioni di copie raccontando le reazioni dei miei oppositori a un mio saggio storico. Però un pò di storia l'ho studiata anch'io.
Una revisione del Risorgimento è oggi necessaria, perché siamo stanchi di sentirci raccontare dell'altruismo con cui le genti del nord ci hanno liberato dalla barbarie, dall'oppressione e dalla povertà tirannica in cui ci costringevano i Borboni.
Perché non è vero che siamo "la parte peggiore degli italiani, attendista e opportunista" che si ribella alle "minoranze del coraggio e dell'onestà". Ma con coraggio e onestà ribadiamo che, prima dell'unificazione nazionale, nel Regno delle due Sicilie non si stava poi tanto male. E se non avessimo dovuto pagare i debiti di una guerra di unificazione non voluta, magari adesso staremmo anche meglio. Senza alcuna "diffamazione della minoranza coraggiosa", soltanto raccontando quello che rivelano le carte nascoste di un Risorgimento raccontato soltanto a metà.
Gli storici di oggi sono definiti "nostalgici dello Stato, della Chiesa e dei Borboni", perché negano "quel miracolo di coraggio" che trasformò Torino da paese di pastori in capitale d'Italia attraverso una guerra di conquiste e soprusi che violò tutti gli accordi diplomatici internazionali e i diritti umani.