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martedì 10 novembre 2009

Un permesso speciale per assicurare la giustizia

La giustizia in Italia non è affatto uguale per tutti. A Roma, in questi minuti, qualcuno si sta incontrando per realizzare il grande inciucio, l'ennesimo della storia italiana. Stavolta si tratta di abbreviare la durata della prescrizione per i reati meno gravi. Dove, poi, la gravità del reato è interpretata in modo davvero soggettivo (leggi l'articolo).
Poi c'è Napoli. E la procura napoletana che combatte contro tutti e tutto, con le poche risorse che ha a disposizione ma con la ammirabile professionalità di uomini e donne che come obiettivo si sono prefissi il rispetto della legge. Quella che dovrebbe essere uguale per tutti.
Loro che rispettano le regole, allora, l'hanno fatto anche oggi. Hanno stralciato dal processo una delle figure chiave delle loro indagini, ed hanno inoltrato alla Camera l'ordinanza di custodia cautelare per lui, Nicola Cosentino, deputato del Pdl, sottosegretario all´Economia e candidato in pectore alla presidenza della Regione Campania, che "deve essere arrestato per i suoi rapporti con il clan camorristico dei Casalesi".
L'ordinanza porta la firma del Gip Raffaele Piccirillo, e mette la parola fine a indiscrezioni lunghe 18 mesi per trasformarsi in qualcosa che è più di un sospetto (leggi il commento di Saviano alla notizia). Gli stralci delle confessioni rilasciate dai pentiti del clan casalese e fedelmente riportate da L'Espresso (leggi) ci avevano messo in guardia: Gaetano Vassallo, che ha cominciato a rendere dichiarazioni nel 2008, ma anche Domenico Frascogna, le cui rivelazioni risalgono a dieci anni prima, Carmine Schiavone, il primo esponente di spicco del clan dei Casalesi a passare dalla parte dello Stato, e Michele Froncillo dicono che, da anni, dietro e accanto al clan più chiacchierato di questi giorni c'è sempre lui. E che, forse, non è troppo opportuno piazzarlo sulla poltrona più alta della Campania se lì vogliamo sistemare le cose. E che non è nemmeno il caso di tenerlo ancora su una delle poltrone del sottosegretariato all'Economia, a fare il bello e il cattivo tempo su questioni che riscontrano un profondo conflitto di interessi: quello tra la legalità e tutto il resto.
Con l'auspicio che, dopo l'ennesimo grande inciucio di stamane, ci sia ancora una qualche differenza tra la legalità e tutto il resto.

giovedì 19 giugno 2008

I capelli di Bassolino

Il suo parrucchiere ha azzardato un trattamento di colorazione soft, e il colore dei capelli di Antonio Bassolino è finito in prima pagina come la notizia più interessante degli ultimi giorni. Dal Corriere della Sera a Repubblica (leggi l'articolo) non si fa che discutere sul significato politico o ideologico di questo nuovo look. Colpa della vanità, consiglio del mediatico assessore Velardi o esigenza di un colpo di scena che distolga l'attenzione da problemi più gravi, il risultato ha colpito nel segno: piccoli e grandi giornali non parlano d'altro.

Ieri, a eccezione di Repubblica, nessuno si è ricordato di scrivere che oggi si sarebbe pronunciato il tribunale della Corte d'Appello di Napoli sul Processo Spartacus.

Non che sarebbe cambiato molto, dopotutto. Perchè ho paura che non cambierà molto neanche per la Campania e gli sporchi affari della Camorra: Francesco Schiavone Sandokan, in galera da tempo e condannato all'ergastolo in secondo grado per una piccolissima parte dei reati commessi, continua a dirigere con autorità ed efficienza il traffico d'affari del clan. Come fanno i due boss latitanti. Come, prima di loro, ha fatto Raffaele Cutolo, il riformatore del sistema camorristico campano, che ha fondato il suo clan proprio dal carcere dove era detenuto per omicidio ed è dovuto evadere per qualche anno soltanto per rinsaldare da latitante l'impero costruito a distanza.

Una storia che si ripete e che, purtroppo, l'azione legale trova difficoltà a contrastare. Il processo Spartacus, infondo, ha punito dei reati commessi dal 1988 al 1992. Roba vecchia. Chi pagherà per i delitti che, nel frattempo, ha dovuto subire la Campania e l'Italia intera? Chi pagherà per le ingiustizie che ogni giorno si consumano per le strade, e contro cui la magistratura ha le mani legate dagli ultimi itnerventi legislativi che bloccano i processi, imepdiscono le itnercettazioni e, di fatto, imbavagliano i magistrati?

Domande retoriche, inutili. Basta non parlarne. Tutti i problemi del sud si risolveranno entro luglio. Parola di presidente.

mercoledì 18 giugno 2008

Processo Spartacus e la svolta verso la legalità

Si chiuderà domani il penultimo capitolo del Processo Spartacus. Sta per pronunciarsi tra qualche ora la Corte d'Appello del Tribunale di Napoli, per confutare o riconfermare le condanne al Clan dei Casalesi, il nome dato ai camorristi hanno collocato la loro centrale operativa a Casal di Principe, in provincia di Caserta.
La notizia è su tutti i giornali (leggi l'articolo su Repubblica ). Da quando, nell'ottobre 2006, Roberto Saviano ha detto di essere stato minacciato di morte a causa delle scottanti rivelazioni scritte nel saggio - denuncia "Gomorra" (pubblicato diversi mesi prima e confinato a prender polvere negli scaffali delle librerie di periferia fino a quel momento) e da allora è sotto scorta ma si è trasformato in un giornalista e scrittore alla moda, i Casalesi e il Processo Spartacus sono il fatto di cronaca più interessante. Il più letto. Il più seguito. E milioni di italiani attenderanno il responso del giudice per il secondo atto di una vicenda giudiziaria originata dalle indagini condotte dal 1993 al 1998 dalla Procura Antimafia di Napoli (a partire da quelle prime condotte dal pm Franco Roberti - su cui si è espressa in primo grado la procura di Santa Maria Capua Vetere.
Otto anni di processo, 95 condanne tra cui 21 ergastoli. in carcere già 2 dei 4 capi del clan: Francesco Schiavone detto Sandokan e Franco Bidognetti, Cicciotto 'e mezzanotte, la cui compagna è diventata una collaboratrice di giustizia. Ancora latitanti Michele Zagaria, Capatosta, e Antonio Iovine, 'o ninno.
Grazie ai documenti che sono nelle mani della Procura, domani potrebbe chiudersi in via semidefinitiva (resta ancora la Corte di Cassazione per un eventuale ricorso delle parti) un grosso e spiacevole capitolo della storia campana. L'Italia interà potrebbe risollevarsi dopo un nuovo maxiprocesso contro la malavita organizzata come nei gloriosi tempi dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Lo stop definitivo al giro d'affari da 30 miliardi di euro (che ha fatto allargare l'indagine alle decide di procedimenti penali paralleli su connivenze, appalti truccati, estorsione, smaltimento illecito di rifiuti speciali omicidi, appalti, droga e truffa allo stato) potrebbe riscrivere la storia di un paese intero. Una storia con tanti se e molti ma, dove l'articolo che occupa 3 pagine del quotidiano Repubblica di oggi è firmato da Roberto Saviano, lo scrittore che ha lucrato sulla tragedia di un popolo ripetendo le storie che si leggono tutti i giorni sui quotidiani locali e che la stampa nazionale non si è mai degnata di leggere. Di più: l'articolo che parla del processo Spartacus è rifilato tra le pagine di R2, quelle destinate alla cultura, ed ha la firma originale di un "copyright" di Roberto Saviano. Pubblicato con gli arrangiamenti, correzione, revisione, aggiustamenti, aggiunte ed espedienti vari di un agente letterario.
In casi come questi la cronaca giudiziaria sarebbe meglio lasciarla fare ai giornalisti, piuttosto che scrivere tra le pagine di un quotidiano la bella pagina di un romanzo d'autore dove, alla fine della storia, il protagonista cattivo ha paura della punizione divina, si pente di tutte le sue colpe e fa la spia.