lunedì 27 giugno 2011

Appuntamento a Fenestrelle

Col tricolore ma vestiti a lutto, sabato 9 luglio al Forte di Fenestrelle, per rendere onore ai caduti dell'unità d'Italia. Come ogni anno, più degli altri anni, in questo 2011 che è il 150° anniversario dell'unità d'Italia, brucia la ferita di una storia dimenticata, rinnegata in nome dell'epopea risorgimentale che divide senza ombre né chiaroscuri i buoni dai cattivi, il torto dalla ragione, i leali dai briganti.

I comitati Due Sicilie e Insorgenza civile stanno portando avanti una battaglia importante, e il 9 luglio potrebbe essere una importante chiave di volta. Il punto di convergenza di una battaglia per la verità e la dignità che fino ad oggi è stata battaglia di pochi, e che da domani potrebbe trovare nel confronto e nello scambio una nuova linfa per raggiungere risultati concreti.

L'Italia ha un debito storiografico nei confronti del sud...

Continua a leggere la'rticolo su:

http://www.mariagiovannaferrante.it/index.php/la-patriota

venerdì 17 giugno 2011

Spero che Napoli non debba pentirsi...

"Spero che Napoli non debba pentirsi della sua scelta elettorale" è stato il saluto con cui Berlusconi ha commentato la vittoria di De Magistris nel capoluogo campano che il centraltodestra dei Cosentino e co. già si illudevano di aver conquistato.

Sono trascorse due settimane da quel giorno. La Giunta De Magistris si è costituita, puntando su volti e personalità nuove. Il consiglio, che si è riunito ieri nella sua nuova veste e con una massiccia maggioranza di persone non compromesse con il sistema dei partiti, ha ratificato la discontinuità con il vecchio corso ed espresso la voglia di fare bene per il bene della città....

Continua a leggere l'articolo su..

www.mariagiovannaferrante.it

venerdì 3 giugno 2011

Fare il sindaco di Napoli - Lettera aperta a De Magistris


Fare il sindaco di Napoli è bello e terribile, più di qualunque altra cosa.

Sono le parole profetiche di chi sindaco di Napoli lo è stato, nel bene e nel male. Antonio Bassolino dalle pagine di Repubblica plaude al successo di De Magistris, neosindaco eletto plebiscitariamente da tanta parte di Napoli.

La gente stanca delle promesse della destra come della sinistra, che ha bisogno e voglia di riscatto, ha scelto lui per aiutarla a rialzare la testa. La gente stanca di sentirsi offesa chiede all’Italia e al mondo di guardare alla città campana come a un punto di riferimento per il paese; e ai suoi abitanti come cittadini di serie A come tutti quanti gli altri, con pari diritti e dignità.

Perché i napoletani di oggi hanno voglia di gridare al mondo che vivere a Napoli è bello e terribile, e non è uguale a nessuna altra emozione.

Dopo il bagno di folla e le promesse, all’indomani di una campagna elettorale trascorsa ad ascoltare le richieste della sua gente, è arrivato per De Magistris il momento di passare all’azione. Di progettare il futuro della città non soltanto con le parole.

Ma senza rinunciare alle parole.

Lo ha dimostrato martedì 31 maggio a Ballarò, rispondendo per le rime alle accuse del premier secondo cui candidare Mara Carfagna a sindaco di Napoli avrebbe significato vincere le elezioni al costo di consegnare il giovane ministro nelle mani della Camorra. Un insulto che i napoletani non si meritano e non hanno più intenzione di tollerare. Identificare il popolo meridionale con la criminalità è un’offesa alla dignità di persone oneste, benpensanti, politicamente e civicamente attive, intelligenti e sane. Ne è una riprova che il nuovo sindaco della città è proprio un ex magistrato, un uomo prestato dalla giustizia alla politica per garantire la “giustizia sociale”, la parità di diritti di tutti sul lavoro, nella sanità, nella qualità della vita.

Sono tanti i problemi che lo attendono sulla scrivania: il lavoro, l’emergenza rifiuti, la crisi sociale e finanziaria, la sicurezza, la scuola pubblica solo per citarne alcune.

Auguro buon lavoro a De Magistris, perché dopo essere stato Masaniello sappia trasformarsi in Filangieri. Perché dopo aver scassato sappia ricostruire. Sappia circondarsi di uomini nuovi che nulla hanno a che fare con la vecchia politica e contribuisca a regalare una stagione nuova alla sua e alla nostra città, perché sia di esempio per il rilancio del sud che si trasformerà in volano per la rinascita dell’Italia tutta.

lunedì 18 aprile 2011

Mieli: Italia ha debito storiografico con il Sud

Mieli: la verità sul Risorgimento


L'Italia ha un debito storiografico con il sud, e sono maturi i tempi perchè quel debito venga sanato per il bene dell'Italia intera” ha dichiarato Paolo Mieli, ex direttore de La Stampa e del Corriere della Sera, durante la lectio su Risorgimento e Antirisorgimento tenuta alla Biennale Democrazia. Di fronte a un luogo strategicamente fondamentale per il Risorgimento italiano, la sede del primo Parlamento italiano, il luogo dove Vittorio Emanuele II è stato nominato re di un'Italia suo malgrado unita, a Torino si è consumato un ancor più fondamentale momento di riflessione critica del procedimento storico che a quell'unità ha portato, con le sue luci e le sue ombre, e le sue colpe ancora da espiare.

Dopo 150 anni di verità taciute a causa di conflitti ideologici, storici e culturali tra cattolici e socialisti, laici e repubblicani, tra sensi di colpa e fuga ideologica dall'eredità fascista, sta affiorando nella gente il bisogno di raccontare le verità, anche scomode, che hanno portato ad un'Italia unita “che nessuno aveva programmato in questo modo, ad eccezione di Mazzini”.

Le verità troppo a lungo negate hanno invece bisogno di essere raccontate, come dimostrano i saggi storico critici sull'altra faccia del Risorgimento che vendono migliaia di copie. “E allora diciamolo – esorta Mieli – come hanno fatto gli USA raccontando tutti gli aspetti della guerra di secessione che mise l'uno contro l'altro il Nord e il Sud del paese. Perché il sud è stato conquistato con una durezza e un'asprezza di modi che non meritava” e che non è degna di un paese civile.

“Ricordiamo anche noi quel milione di vittime di una guerra civile, colpevoli di essere rimasti fedeli al proprio sovrano e di aver combattuto per la propria terra contro l'invasore. Smettiamo di chiamare briganti e di confonderli cin i criminali i partigiani meridionali che per 10 anni combatterono contro l'esercito sabaudo per liberare una terra invasa dallo straniero. Ricordiamo con rimpianto, ammirazione ed orgoglio gli oltre 10 milioni di immigrati che abbandonarono una terra dove non esisteva l'emigrazione, e che con ingegno e coraggio hanno fatto grandi i pesi dove si sono trasferiti (nord Italia incluso)”.

Smettiamola, soprattutto, di commettere ancora l'errore tutto italiano di fare dei sogni così grandi e ambiziosi da scontrarsi ogni volta con la limitatezza di orizzonti con cui siamo in grado di trasformarli in realtà”.

A 150 anni di distanza dai fatti che distrussero un regno florido, colpirono una popolazione attaccata alla corona e alla propria terra, unificarono territorialmente un paese frammentandolo socialmente e ideologicamente al proprio interno così da creare i presupposti per l'Italia divisa di oggi, è giunto il tempo che l'Italia sappia e che i giovani sappiano. Accompagnati nella nuova consapevolezza da insegnanti consapevoli di una frattura da colmare, di un debito da ripagare con cari interessi, “perché il sud riacquisti consapevolezza di ciò che è stato e di quanto importante possa tornare ad essere per il proprio bene e per l'Italia tutta”.


lunedì 11 aprile 2011

DIETRO LA RETE


Il piccolo mondo all´interno del campo è diviso dal mondo esterno da mura alte circa 5 metri e lunghe 10 chilometri (sormontate da vetri impastati con il cemento) e da due file di reti. Fuori c'è l'Italia, con i suoi problemi e le sue contraddizioni di paese diviso. Dentro ci sono loro, 570 tunisini, immigrati, clandestini, o come li si voglia chiamare: esseri umani scappati da un paese in difficoltà, che hanno affrontato ore e giorni di viaggio su barconi della speranza nell'illusione di trovare un futuro migliore dall'altra parte del mare e che si trovano oggi in un campo di non so cosa a Santa Maria Capua Vetere. Prima c'era stata Lampedusa, poi la nave che li avrebbe portati in un posto diverso. Nessuno aveva specificato "milgiore".
"No alle baraccopoli" rassicurano i leghisti. Ma sono promesse e rassicurazioni fatte agli elettori del nord, che di baraccopoli e immigrati hanno sentito le chiacchiere e le disquisizioni. E mentre nei luoghi alti del potere e della penisola si continua a fare promesse al vento e minacce all'Europa, gli equilibri instabili di una situazione precaria rischiano di spezzarsi.
Mentre il Risorgimento dell'Africa potrebbe essere una immensa occasione per il sud dell'Europa, e soprattutto per il sud dell'Italia.
Basta fare un salto indietro nella storia neanche troppo antica delle Due Sicilie per ricordare che il sud possedeva la seconda flotta mercantile più importante d'Europa e la terza per rilevanza militare. Commerciava materie prime e prodotti industriali con tutti i paesi che affacciavano sul Mediterraneo. Rappresentava un "porto di mare" ricco per scambi culturali sociali, turistici.
Bari sull'Adriatico, Taranto nello Ionio, Messina verso lo stretto e Palermo e Napoli strategicamente riparate nell'insentura del Tirreno ma aperte al Mediterraneo, possono tornare ad essere posizioni strategiche, centri nevralgici dei nuovi flussi commerciali di una rinascita economica, sociale, politica e culturale da creare con i fratelli dell'Africa che combattono per un futuro diverso, migliore.

martedì 22 marzo 2011

Chiaiano: due anni dopo

Me lo ricordo ancora quell'infuocato pomeriggio di fine estate. Lavoravo all'Ansa e mi avevano incaricata di seguire la manifestazione degli abitanti di Chiaiano, Marano e Mugnano contro la nuova discarica. Nel primo pomeriggio erano tutti lì: migliaia di uomini, donne e bambini arrabbiati con mondo e con l'indifferenza che li condannava a pagare il prezzo di anni di malagestione dell'affare monnezza accogliendo una nuova discarica nel cuore della città.
In via Cava del Cane li aspettava l'esercito: era un sito di rilevanza strategica nazionale, e di lì non si poteva passare. Tecnici e personale specializzato stava svolgendo i carotaggi per verificare la buona gestione della precedete discarica e procedere all'allestimento della nuova nello stesso luogo, monnezza su monnezza, e i tecnici voluti dalla gente erano stati lasciati fuori. I giornalisti non avevano potuto verificare che fossero rispettate le precauzioni e le norme vigenti: per l'interesse superiore dello stato qualcuno doveva pur pagare....
Sono passati meno di due anni, e gli abitanti di Chiaiano oggi si sentono dire che forse avevano ragione a temere il peggio: quando 'esercito è andato via e si sono spenti i riflettori, sulla discarica vecchia/nuova si è allungata la longa manu della Camorra, o del Malgoverno, che tanto è la stessa cosa. Quella mano ha imbrogliato, truffato, utilizzato materiali nocivi spacciandoli per altro, finto di bionificare e rispettare le regole facendo esattamente il contrario. "Tanto loro si bevono l'acqua minerale" se le falde vengono inquinate. Tanto loro abitano a chilometri di distanza dai posti dove l'incidenza di malattie e tumori alle vie respiratorie è molto più alta rispetto alla emdia nazionale.
La Procura ha aperto un'inchiesta sulla mala gestione della discarica di Chiaiano, e in via Cupa del Cane adesso tirano un sospiro di sollievo alla notizia che forse il sito verrò sequestrato.
Non respirano troppo profondamete, però. Perchè loro l'avevano detto da molto tempo, ma chi li ha finalmente ascoltati potrebbe cambiare idea.