martedì 13 luglio 2010

La criminalità calabrese colonizza il nord?


Poveri compaesani del nord. Stavolta li abbiamo colonizzti noi: rozzi, incivili, disonesti uomini del sud che hanno osato infiltrarsi tra le fila degli integerrimi uomini d'affari e politici ligi al loro dovere civile per insinuare la corruzione e il degrado laddove c'era soltanto senso di appartenenza e sacrificio per il bene comune.
Oggi, sulla home page del sito, La Stampa (leggi) titola a caratteri cubitali "'Ndrangheta e la colonizzazione della Lombardia". Vengono quasi le lacrime agli occhi a pensare ad una tale nefandezza.
Struttura unitaria con diramazioni in tutta Italia con una presenza capillare che, secondo gli inquirenti, ha il sapore di una vera e propria colonizzazione anche politica, avrebbe ottenuto l'accesso ad appalti e subappalti gestiti dalle amministrazioni locali. Certo dietro lauti compensi e favori di scambio.
Passa in secondo piano, ma è pur evidenziato dal collega Guido Ruotolo, il tentativo dell'organizzazione lombarda di distaccarsi dalla cellula madre, dal quartier generale origine del tutto che ha sede in Calabria, per gestire gli affari in proprio e non dover - forse - versare la quota di appartenenza all'organizzazione stessa.
Un senso degli affari, questo, tipicamente lombardo!

lunedì 12 luglio 2010

Il male oscuro della sovrintendenza archeologica

Gli scavi archeologici, i beni culturali patrimonio dell'umanità, le stesse risorse elargite con sempre maggior parsimonia dal ministero dei Beni Culturali sono un magna magna generale, oggetto di concupiscenza di ricchi e intellettuali, per il prestigio che ne deriva, non certo per il patrimonio culturale che rappresentano. Così Pompei, commissariata da quasi due anni "per la trascuratezza a cui era abbandonato il sito archelogico" sotto la precedente soprintendenza di Pompei e Ercolano, torna ad essere luogo di degrado, abbandono, indifferenza e case chiuse (perchè non visitabili). Sembra ancora di sentire nelle orecchie il rimbomobo delle risa di Bondi che, affascinato dalla installazione multimediale della Casa di Polibio, prometteva di trasformare Pompei in una meravigliosa Fondazione (di privati, di banche del nord, di nuovi "amici del potere") per privatizzare l'ultimo bene di inestimabile valore che è rimasto alle genti del sud dopo i ripetuti furti di cui è stato oggetto dopo il 1860.
Quei giorni sembrano lontani anni luce (anche se è stato soltanto lo scorso aprile). In quei tempi, alla presenza del neoeletto presidente Caldoro, il ministo comunicò il pesionamento della sovrintendente ai beni archeologici di Pompei ed Ercolano, facendo confluire la gestione degli uffici sotto la direzione ad interim di Giuseppe Proietti, già ex segretario generale del ministero dei Beni culturali ormai in pensione, soprintendente di Napoli e di Roma ed Ostia. Le redini sono salde nelle mani dell'homo bertolasi Marcello Fiori, riconfermato ad aprile per i prossimi 18 mesi.
La Soprintendenza dei Beni archeologici di Salerno, che include anche Caserta, Avellino e Benevento, non se la passa meglio. Lì è stata recentemente nominata direttrice Maria Luisa Nava, milanese, già coordinatrice della soprintendenza napoletana dal 2005, e preferica al pluririconosciuto Mario Pagano (già assegnatario dell'incarico poi trasferito nella soprintendenza di Caserta che nel frattempo è stata cancellata). A suo merito c'è da sottolineare, però, il record di annullamenti che, per la loro stessa numerosità, contribuiscono a tenerla attaccata alla sedia: fonte Repubblica (leggi) la sua nomina è stata infatti bocciata dal Tar e dal Consiglio di Stato, oltre che da un decreto del Presidente della Repubblica. E purtutta via continua a presiedere la ricercatissima carica e malgestire i pochi soldi della soprintendenza lasciando tutti esattamente così com'è, a cominciare da un sito internet che non informa su niente.
Chi ha avut ha avut, e chi ha dat ha dat

venerdì 2 luglio 2010

La vuvuzella e la voce della città


Stamane sull'edizione napoletana di Repubblica Salvatore Casaburi, scrittore napoletano e "amico" della Fondazione Premio Napoli, ha sollevato una riflessione che credo vada approfondita. Citando Tolstoj e Anna Karenina ha ricordato che "tutte le città serene si somigliano per il silenzio; ogni città infelice è invece rumorosa a modo suo".
Mi è venuto da pensare, su suo suggerimento, al rumore continuo, assordante, per qualcuno anche fastidioso, prodotto dalle vuvuzellas utilizzate dagli spettatori di questi mondiali ormai finiti per la nazionale italiana.
Casaburi ha ricordato le trombe di donna Antonietta, prodotte con materiali di recupero e rivendute in occasione della chiassosa festa di Piedigrotta. Quando la festa di Piedigrotta era una festa seria, apotropaica, enon la farsa folklorica e commerciale di oggi. Io ho ricordato le tammorre che, nel mio paese natale, accompagnano ancora oggi i balli in onore della Madonna delle galline. Un bel frastuono, nell'uno e nell'altro caso. Poi ho ricordato il silenzio di oggi, in unna città che non èla mia patria: la raggelante quiete di luoghi silenziosi, tranquilli, dove anche i bambini hanno timore di lamentarsi per paura di disturbare. La chiamano qualità della vita, riduzione dell'inquinamento acustico, serenità dell'anima di un popolo soddisfatto, lavoratore, preciso e attento.

Ai sudafricani, però, non interessa. Loro continuano a suonare la vuvuzela e ne hano installato una megalitica a Città del Capo mentre gli italiani tornano a casa con la coda tra le gambe, a capo basso, vittime della tracotanza di ex campioni del mondo che non hanno neanche saputo superare la fase dei gironi. Anche ai Paganesi importa poco: loro continuano a festeggiare chiassosamente la Madonna amica degli ovini. E a Napoli, tra le strade e i vicoli, fino al lungomare che ospita la festa di Piedigrotta, c'è ancora tanta gente che turba acusticamente la tranquillità falsa che non appartiene al sud.

martedì 11 maggio 2010

Non toccateci Saviano


"E' la realtà, bellezza!", viene da rispondere a Emilio Fede, il direttore del Tg4 che critica in diretta Roberto Saviano dicendosi stanco di lui, delle sue denunce inverosimili, del suo atteggiamento di perseguitato. Peccato che Fede non capirebbe la replica alle sue lamentele. Lui ha una visione distorta della realtà, che discerne il giusto e lo sbagliato, il rispetto della legge e la disonestà con parametri personali, suggeriti dall'alto.

Autonomia di pensiero, direttore!

L'Italia ha bisogno di indignarsi davanti alla corruzione e alla criminalità dilagante. Gli italiani hanno bisogno di sentirsi ripetere che il nostro paese così com'è non funziona. I politici devono sapere che sta finendo l'italietta del "mangia tu che mangio anch'io" e chi si è visto si è visto. La criminalità prenda coscienza che non è più il tempo dei compromessi.


Sta per cominciare una nuova era, di cui è stato fautore anche Saviano. Non solo lui, ma anche. Accanto e più del giovane scrittore campano autore di Gomorra, illustri storici, magistrati e giornalisti hanno scritto saggi e inchieste sul fenomeno criminale. Ma loro non sono stati in grado di toccare la molla giusta dell'interesse comune. Saviano si, e bisogna rendere merito a lui e alla letteratura, al cinema, anche alla pubblicità che ci ha aperto gli occhi su Gomorra. Sull'intero sistema Italia di cui casal di Principe è lo specchio.

Direttore, prima di Saviano lei immaginava quanto fosse permeato nel tessuto sociale l'universo criminale campano, pugliese, siciliano? Si? E da giornalista oltre che direttore di un Tg nazionale, perchè non ne ha mai parlato? E perchè non racconta, oggi, delle "meravigliose sorti e progressive" che questo governo sta mettendo in pratica per ripristinare la superiorità dello stato sull'anarchia?

Direttore, giornalisti, politici: NON TOCCATECI SAVIANO, e non contaminate il suo status di intellettuale indipendente al servizio dell'etica e dell'onestà. L'Italia ha bisogno di persone come lui.

martedì 4 maggio 2010

Oltre 26mila i meridionali segregati nei lager Piemontesi

Onore ai caduti di tutte le guerre. Memoria e rispetto per chi si è speso a tutela e salvaguardia della patria, della terra d’origine,della famiglia e dei valori di un popolo. Degna sepoltura per le migliaia di morti senza neanche un nome, segregati nella Fortezza di Fenestrelle tra il 1860 e il 1870 perché soldati ed ufficiali dell’esercito delle Due Sicilie che si erano rifiutati di rinnegare il re e l’antica patria per inchinarsi al conquistatore, o civili duosiciliani catturati con l’accusa di brigantaggio perché combatterono a difesa della propria terra.
Una delegazione del Comitato delle Due Sicilie, assieme al Comitato Lucio Barone e al Movincento di Insorgenza civile, si recherà venerdì 7 maggio alle ore 16 a Fenestrelle dove è stata organizzata una cerimonia di commemorazione per gli oltre 26mila caduti che “senza pagliericci, senza coperte, senza luce, in posti dove la temperatura era quasi sempre sotto lo zero, vennero smontati i vetri e gli infissi per rieducare con il freddo i segregati” della fortezza piemontese trasformata in lager.
“Dal 2008 una targa in memoria di quei caduti svetta su quel luogo di pena a memoria e monito per le future generazioni, ed ogni anno la nostra presenza a Fenestrelle si rinnova per piangere e rendere onore alle vittime dell’Unità d’Italia – informa Fiore Marro, presidente del Comitato nazionale delle Due Sicilie – Perché gli italiani non dimentichino quale è stato il prezzo dell’Unità nazionale in termini di vite umane, e si prenda coscienza della dignità umana e del rispetto a cui hanno diritto soldati, ufficiali, uomini che hanno combattuto per una causa giusta: la difesa della propria patria contro una guerra non dichiarata e contro le promesse non mantenute che hanno portato, oggi, al declino del meridione”.
“La nostra presenza a Fenestrelle è un urlo al mondo per denunciare gli aberranti crimini di guerra commessi contro una popolazione sottomessa che aveva trovato nel brigantaggio la sua forma di resistenza contro la prevaricazione di uno straniero conquistatore – prosegue Duccio Mallamaci, referente torinese del comitato duosiciliano – La nostra presenza a Finestrelle ogni anno vuole scuotere la coscienza degli italiani, perché sia finalmente presa consapevolezza di questi crimini e si riconosca pubblicamente l’errore dei padri prima di plaudire ai loro meriti, perché sia intrapreso in maniera equa e giusta il nuovo percorso di avvicinamento ai festeggiamenti di un’Unità nazionale guadagnata a costo del sangue dei meridionali”.

martedì 20 aprile 2010

Due pesi e due misure - gli Ultrà di Roma e Lazio non sono santi

Non si può condannare un'intera tifoseria e la città di Roma per "pochi" dissidenti... Parola di Gianni Alemanno, sindaco della capitale mentre giustifica i criminali che, domenica, hanno vandalizzato mezza città, incendiato un'auto, accoltellato e distrutto lasciandosi dietro solo terra bruciata. Quasi venti arresti, decine di feriti e contusi, un uomo accoltellato alla carotide ha rischiato la vita, madre e figlia erano terrotizzate mentre il rogo dell'automobile le avvolgeva.

Questi me li chiamate "pochi" facinorosi? Dal video del corriere.it sembrano di più, ma forse è un'illusione ottica. O forse sono prevenuta io, perchè i "pochi" pseudo napoletani di Udine, erano figli di un Dio minore? Il commando organizzato che nulle aveva a che fare con i tifosi lì si è trasformato in un boomerang che ha condannato al divieto assoluto di trasferta tutti i meridionali...

Io questa la definisco politica dei due pesi e delle due misure, perché i giornali hanno parlato per un'intera settimana dello scontro a Udine tra 7 tifosi (4 erano friulani), tutti hanno recriminato contro il meridione fucina di criminali e dissidenti e stava quasi per chiudere il San Paolo.

venerdì 16 aprile 2010

Pompei si trasforma in fondazione


"Pompei è un patrimonio dell'umanità che il mondo ci invidia e le banche faranno a gara per finanziare il progetto", rivela il ministro alla Cultura, Sandro Bondi, intervenuto ieri alla cerimonia di inaugurazione della settimana della cultura. Dopo l'acqua, la gestione dei rifiuti, la sua idea è di "privatizzare" un altro patrimonio dell'umanità: gli scavi archeologici di Pompei. Trasformare gli scavi di Pompei in una Fondazione gestita da privati, alla stregua del Museo Egizio di Torino (unico esempio di tal genere in Italia, con presidente Alain Elkann...il nome vi dice niente?), la cui gestione fa acqua da tutte le parti.
Appoggiato dal neoeletto presidente Caldoro, per appoggiare la sia tesi Bondi ha anche dipanato i meriti dei meravigliosi 18 mesi che Pompei ha trascorso sotto l'egida di un commissario straordinario, tale Marcello Fiori (anch'egli creatura di Bertolaso):
1. Sono aumentare le visite del 15%
2. sono aumentati gli incassi del 20%
3. i cani randagi che vagolavano sulle tombe dei pompeiani adesso hanno il collare con un nome romano
4. Ha speso 40 dei 79 milioni finanziati dallo Stato, ed ha portato alla luce 2 sole case: Casa di Polibio e quella dei Casti Amanti
5. La segnaletica, ahimè, continua ad essere ingestita, perché Pompei è decisamente troppo grande per essere un museo!
6. La soprintendente archeologa di Napoli e Pompei Maria Rosaria Salvatore è andata in pensione ed il posto rimane vacante. Ma non c'è fretta di sostituirla. Si istituirà un nuovo commissario ad interim, in attesa di vendere tutto al miglior offerente. Con buona pace degli italiani che pagheranno due volte il prezzo di Pompei, la prima quando decidono volontariamente di visitare gli scavi; la seconda volenti o nolenti, per il tramite delle tasse pagate per coprire i contributi pubblici che erogheranno il comune, la provincia, la regione e lo stato.