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martedì 17 giugno 2008

Chiaiano, la falda è a 173 metri

Hanno trovato l'acqua. E qualcuno è parso sorpreso. Come se non si aspettassero di trovarla lì, nel cuore di una riserva naturale all'interno di una regione attraversata dall'acqua che permea le rocce calcaree e trattiene la pioggia. Si trova a una profondità di 173 metri e, dal punto di vista legale, la sua distanza dal sottosuolo la tutelerebbe ipso facto dalla contaminazione. In teoria.
Tra la teoria e la pratica, però, c'è il materiale con cui è costituita la superficie del poligono della cava di tufo. Il tufo, appunto. Un materiale che, per sua natura, è spugnoso e permeabile. Si lascia attraversare troppo facilmente dall'acqua, tanto peggio il percolato limaccioso e puzzolente che infetta le falde acquifere contaminandole irreversibilmente.
E' già successo in Campania. Le autorità non possono legalizzare quest'ennesimo oltraggio all'ambiente. I tecnici del commissariato di governo e quelli nominati dagli enti locali, ma non vale la pena illudersi. Hanno già deciso tutto, e questa parvenza di democraticità è solo l'ennesima presa in giro.
La tenuta delle pareti, la capacità di sopportazione delle migliaia di tonnelate più o meno tossiche che verranno riverste nella futura discarica di Chiaiano, i disagi alla salute che verranno originati da questi sversamenti non sono la priorità. Il sit in si è concluso con un rinvio della decisione alla prossima settimana. «Aspettiamo ancora - ha detto il sindaco di Marano, Salvatore Perrotta - registriamo la volontà diconfrontarsi fino in fondo anche se ci sembra evidente che taluni aspetti vengano considerati secondari mentre noi li riteniamo prioritari". E i comitato per il no registrano una moderata soddisfazione. "Oltre 50 giorni di mobilitazione e ancora un rinvio - dice Antonio Musella- Questo significa che anche la controparte ha capito che deve fare i conti con le comunità locali. Le nostre ragioni tecniche per dire no alla discarica sono state esposte chiaramente, e questi rinvii indicano che ora il problema è di una scelta politica sulla cava».
La reltà è un'altra, più amara. Che loro hanno deciso tutto. Per ora bisogna tamponare l'emergenza. Rispettare la promessa fatta agli elettori. I costi sociali del solito provvedimento tampone li pagheremo in seguito.