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mercoledì 14 aprile 2010

Riforme e vecchi merletti

Hanno vinto le elezioni ed adesso partono alla carica. "Abbiamo già abbastanza poltrone - ha commentato Bossi alla vigilia dell'incontro di stasera con Berlusconi - Ma se la gente ci chiede di prendere le banche, le banche saranno nostre". E' il motto della lega forte del successo elettorale, del consenso popolare, degli elettori trasformati in pecore che seguono il capo branco senza domandarsi la ragione di quelle azioni, di quelle parole, e le conseguenze che ricadranno sulla società civile dopo scelte così "originali".
A cominciare dalla riforma dell'ordinamento statale in senso "semi - presidenziale", senza però modificare la legge elettorale. Significa dittatura allo stato puro, perché sarebbe il futuro presidente della repubblica (capo dello stato e del governo) a scegliere il governo (con le liste chiuse in stile porcellum) e anche i parlamentari.
A chi si è bevuto la storia che il federalismo fiscale porterà più soldi nelle tasche dei lavoratori del nord, domando: ma avete fatto un pò di conti? potete illuminare anche la mia ignoranza?
A chi invece teme che l'anno 2013 potrebbe essere l'inizio della tragedia italiana (si può andare anche più in basso?) rispondo con una certezza parascientifica: il calendario Maya ha fissato la fine del mondo per dicembre 2012... Forse non tutto è perduto

sabato 15 agosto 2009

Il delirio di ferragosto diventa programma politico

Federalismo fiscale, gabbie salariali, partito del Sud e dialetto obbligatorio. Ecco riassunto, in poche parole, il programma 2009 - 2010 della Lega.
Dal meridione si controbatte soltanto con l'idea di un "Partito del Sud".
Avvilente.
Demoralizzante.
La solita storia che ascoltiamo da 150 anni a questa parte.

Lo studio del dialetto a scuola è un bene e un male assieme. Ma a sceglierlo devono essere i ragazzi, come un'aggiunta a scelta al programma scolastico tradizionale, come per l'ora di religione. E non certo "attraverso le canzoni popolari, per renderlo più piacevole", come farnetica Bossi. Prima di apportare questa modifica leghista all'istruzione italiana, sarebbe meglio aggiungere qualche ora di inglese in più e magari un'altra lingua a scelta tra francese tedesco o spagnolo, visto che noi italiani siamo i meno pratici nelle lingue straniere.

Il partito del Sud ha il sapore di una scissione decisa dall'alto, a cui la gente non ha molta voglia di partecipare. Il nuovo gruppo politico che vuole partire dalla Sicilia per conquistare il mezzogiorno è stato deciso a tavolino da un gruppo di dirigenti per riportare al Sud i finanziamenti europei che copriranno il deficit di comuni e regioni, senza attuare i piani di sviluppo che invece interessano il sud Italia. Quasi quasi riportiamo in vita anche la vecchia Cassa del Mezzogiorno. Poi, se mai il nuovo partito dovesse davvero coinvolgere il popolo, cosa ne sarebbe della nostra penisola già divisa di per sè. Facciamo una bella guerra di secessione all'Italiana, in stile pizza e mandolino vs polenta e cussot?

Gabbie salariali. In uno stato dove le retribuzioni sono ai minimi rispetto agli altri paesi della comunità europea ma la percentuale di tasse trattenuta dallo stato è la più alta, la Lega farnetica di livellare i salari in base al costo della vita. Senza comprendere che il costo della vita in realtà di adatta a quello che è il tenore di vita medio. Lo sappiamo tutti che un piatto di pasta con le vongole costa meno a Napoli che a Milano, e non solo perché il mare è più vicino. Nè, come spifferano in molti, perchè c'è l'evasione fiscale. C'è la criminalità, il lavoro nero, la disoccupazione diffusa e le famiglie monoreddito. Molto spesso, semplicemente, perchè ci si accontenta di guadagnare di meno ma lavorare con maggiore serenità e star bene tutti.
Sono stata alla trattoria da Nennella, qualche tempo fa: si trova nel cuore dei quartieri spagnoli, a quattro passi da via Toledo. Bisogna fare la fila per trovare un posto a sedere, ma si mangia tanto, bene e ci si diverte pure con pochi soldi. Primo, secondo, contorno, frutta, acqua e vino per due a soli 15 euro. Con tanto di ricevuta.

Il federalismo fiscale ha bisogno di un post a parte... In tanto buon ferragosto!!!

lunedì 3 agosto 2009

Esame di dialetto per aspiranti prof

Un professore, per insegnare in una regione diversa da quella dove è nato ed ha conseguito la laurea, dovrà sostenere un apposito esame per verificare la sua conoscenza, di storia, cultura e tradizione locale, nonché avere una specifica padronanza del dialetto. Roba dell'altro mondo ( leggi ).
Dopo 150 anni dall'unificazione forzata della penisola, dopo un processo di italianizzazione che si dimostra ancora una ferita aperta, e soprattutto dopo l'ingresso nell'Unione europea c'è ancora qualcuno che farnetica stravaganze dal sapore razzista.
"Si tratta del mondo per uniformare nella vita reale i voti generosi che danno alcune università italiane con i voti più concreti rilasciati da altre", ha detto quel qualcuno, che fa fatica a parlare un italiano corretto e vorrebbe che facessero altrettanto i professori di suo figlio. Purché parlino bene il dialetto padano. Come se una laurea con 110 e lode all'università Federico II di Napoli, la prima università statale d'Europa (fondata appunto da Federico II nel 1224), valesse meno di un 99 in qualsiasi parte del nord Italia, perché lì non li regalano i voti. La borsa di studio con la media del 24 invece si. Ma questa è storia dell'università italiana che funziona male e sarà riformata anche peggio.
Un esame in dialetto per insegnare italiano e matematica è una discriminazione che neanche dovrebbe essere pronunciata in un paese civile. Ammesso che l'Italia di oggi possa considerarsi tale.
Tant'è, "fuma c'anduma nè". Comincio ad allenarmi. Molto presto chiederanno anche ai giornalisti l'esame del dialetto, così ognuno potrà leggere le notizie nel dialetto che preferisce. I napoletani lo hanno fatto già nel 1799, quando Eleonora Pimentel Fonseca ha deciso di utilizzare la lingua del popolo per il suo Monitore Napolitano.
Quelli, però, erano altri tempi. E quella, soprattutto, era una lingua. Il Napoletano, appunto: lingua ufficiale del Regno di Napoli.
Chiedere a un aspirante professore di imparare, parlare e sostenere un esame sul modo di esprimersi delle popolazioni del posto significa degradare l'insegnamento al livello dell'oralità precedente all'istituzione della scuola dell'obbligo (perché sono pochi i dialetti che vantano una letteratura) e non sarebbe un vantaggio per la scuola italiana.
Speriamo che quel qualcuno si ricreda.

martedì 1 luglio 2008

A ciascuno la propria monnezza

A ciascuno il suo. Lo ha decretato anche un provvedimento legislativo del 2004 sulla gestione dei rifiuti. In situazioni ordinarie come in quelle "straordinarie".
"Ognuno si gestisca la sua monnezza" ha fatto sapere anche Bossi dalle pagine del Corriere. Lo ha comunicato ieri il segretario del Carroccio al governatore della Lombardia Formigoni. Poi aggiusta il tiro: "per accogliere i rifiuti ci vuole al disponibilità di tutte le regioni".
A un giorno dalla riunione del tavolo Stato - Regioni, però, questa unanimità d'intenti non c'è. Secondo Galan, del Veneto: "I problemi vanno risolti a casa propria". Per Errani, in Emilia Romagna, "Se è una mossa politica dirò di no". Burlando, Liguria, asserisce che "non trattiamo con questo governo". E anche Bresso, in Piemonte, ha le idee chiare: "non siamo la discarica della Campania".
L'unico a tentennare ancora è Formigoni, convinto che "In Campania qualcosa è cambiato".
Anche la sua regione, però, si divide (leggi l'articolo de L'Espresso). La Siem, centro di raccolta e lavorazione dei rifiuti organici da trasformare in compost, non ha intenzione di accogliere altri rifiuti campani, se prima non vengono saldati i debiti per la precedente monnezza. Un affare da 1,3 milioni di euro per la lavorazione di 7mila tonnellate di rifiuti organici. Per la modica sonna di 185 euro a tonnellata, olte alle spese di trasporto. Qui la domanda nasce spontanea:

  • Se ci sono rifiuti umidi, forse significa che in Campania qualcuno la fa la raccolta differenziata?

  • Il prezzo non è un tantino esagerato visto che si tratta di monnezza da cui la Siem ha tirato fuori materiale da rivendere per lucrarci su?

  • Ma poi noi gliela vogliamo dare davvero la monnezza?

E sì, perchè questa domanda è d'obbligo.

E' vero che in strada ci sono ancora 16mila tonnellate di rifiuti indifferenziati e che il caldo aumenta il rischio di malattie, infezioni ed epidemie. L'azione congiunta di Asia, l'azienda addetta alla raccolta rifiuti, e dell'esercito operano senza tregua per liberare le strade della Campania e sono ben due le discariche (nuove di zecca) pronte ad accogliere la monnezza. La solidarietà del nord serviva in altre occasioni. Quando mancavano i modi e i luoghi destinati ai rifiuti urbani, perchè quelli tossici avevano contaminato tutto.

Quando (e sarà domani) il no di un solo governatore regionale sarà sufficiente a spezzare l'unanimità di chi è disposto ad accogliere i rifiuti del sud, dalla Campania si alzerà una risposta unanime. Grazie, facciamo senza. Chè sarebbe troppo facile lavarsi le mani così, e prendersi la monnezza pulita dopo aver riempito un'intera regione con quella tossica.

sabato 28 giugno 2008

Bossi "salva" Napoli. Ma la solidarietà non arriva

Dopo l'apertura inattesa del governo all'idea di esportare nelle altre regioni d'Italia un pò dei rifiuti che abbondano in Campania, la parola passa alle regioni. Saranno prima loro e poi le province a decidere sulla reale applicazione del "consiglio" del governo.
La giustificazione: "Bisogna interrompere il trasferimento dei rifiuti della Campania all'estero perchè il costo è elevato (traduzione: possiamo portare a nord anche i soldi dello smaltimeto dei rifiuti, utilizzare i finanziamenti Cip6 per la combustione delle ecoballe e intascare anche i guadagni per la produzione e vendita dell'energia prodotta bruciandoli) e perchè tutto ciò rappresenta una brutta figura per l'Italia (sono interessati alla figuraccia che l'Italia sta facendo all'estero, additata da tutti perchè non sa risolversi da sola i problemi, non perchè Napoli ha visto crollare la sua immagine nel mondo).
Venti - trentamila tonnellate di rifiuti che giacciono sulle stade o sono ammonticchiati tra impianti di cdr e siti di stoccaggio potrebbero prendere la via del nord.
A dire il vero non ne sono tanto convinti neanche loro, i "governatori". Formigoni, in prima linea, apre le braccia alla monnezza napoletana. "Ci è stata chiesta solidarietà per la Campania e noi l'abbiamo data; la posizione della Lombardia è sempre stata coerente". Si turavano il naso con disprezzo quando quello stesso appello l'ha rivolto Prodi o fino a qualche giorno fa, ma hanno cambiato idea dopo l'appello solidale del Senatur. "Un fulmine a ciel sereno come solo Bossi sa fare quando tratta direttamente con berlusconi", osserva l'articolo su La Stampa di oggi.
Milano, Brescia e Bergamo si divideranno 6mila tonnellate di spazzatura campana, gestite dalla A2A: l'azienda lombarda nata dalla fusione dell'Aem milanese e bresciana che è anche candidata alla costruzione e gestione del termovalorizzatore di Salerno.
La sua filosofia? Se c'è da guadagnare con la monnezza, meglio cominciare a guadagnarci il prima possibile. Così, si portano avanti con il lavoro.
Ironica Mercedes Bresso del Piemonte. Accoglierà la proposta del governo con una sonora risata. "Quando Prodi ci chiese la disponibilità a prendere parte dei rifiuti campani io acconsentii e fui attaccata subito dal centro destra. Però - aggiunge - siccome noi amministriamo non per gli interessi di bottega ma per quelli dei cittadini sono orientata a rinnovare la disponibilità". Tanto il no, come durante il governo Prodi, lo dirà il presidente della provincia Saitta, che deve conquistare gli elettori in vista delle imminenti elezioni.
Rifiuto morbido anche dal governatore del Veneto Giancarlo Galan, che si disse disposto ad accettare la monnezza solo in cambio delle dimissioni di Bassolino e Iervolino. Oggi: "Noto con vera soddisfazione dopo le iniziative giunte dal governo Berlusconi, in Campania si stanno verificando fenomeni positivi". Ma quale film ha visto? "Studierò le carte", assicura.
Calma i toni Vasco Errani, governatore della Toscana e presidente della consulta delle Regioni: "L'emergenza rifiuti solleva allarme e strumentalizzazioni politiche". Meglio limitare dichiarazioni e protagonismi mediatici.
La saggia governatrice del Piemonte chiosa la querelle con un aforisma: "Fare politica sfruttando i peggiori istinti della gente può essere molto pericoloso. Perchè questi istinti, quando li hai tirati fuori, non rientrano facilmente. La demagogia è una strana alleata: quando finisce la campagna elettorale non puoi darle facilmente il benservito".

venerdì 27 giugno 2008

Il nord si prende la monnezza di Napoli

Colpo di scena a palazzo del governo. Il Senatur Umberto Bossi ha dato il via libera a Berlusconi e Bertolaso per l'importazione in Lombardia dei rifiuti campani come riferito già stamattina sulle pagine di Repubblica e definitivamente confermato in giornata (leggi).
Sconosciuto il movente che ha dato origine a questo gesto di solidarietà invocato da mesi, ma quello che conta oggi è il risultato. Il caldo soffocante di questi giorni combinato alle strade intasate dai sacchetti di rifiuti rischiano di generare la fobia, se non il reale rischio, di una epidemia come non se ne dovrebbero generare in una città d'Europa.
"Ben venga tutto ciò che può essere utile per arrivare ad una soluzione dell'emergenza rifiuti - ha dichiarato il ministro - ombra all'Ambiente Ermete Realacci - per togliere i rifiuti dalla strada e per riportare la regione ad una gestione ordinaria. Ma è legittimo porre una domanda. Perché quando la stessa proposta fu avanzata dal governo Prodi ci fu una risposta negativa dalle regioni del nord? C'è forse un uso politico dell'emergenza rifiuti a scapito della salute dei cittadini, dell'ambiente e dell'immagine della Campania e dell'Italia?".

Non c'è il rischio di un'accogliena entusiasta del suggerimento governativo: Il consiglio dei ministri si è espresso favorevolmente all'apertura bossiana, ma il parere del governo non è vincolante (come amaramente constatato il passato inverno): prossimamente sarà convocata la consulta delle regioni "per verificare la disponibilità di tutte a farsi carico, per un brevissimo periodo, di una quota parte dei rifiuti campani". Anche a questo punto, però, niente sarà davvero definitivo: secondo la legge del 2004 sulla gestione dei rifiuti, la competenza sul loro piano di gestione spetta alle singole province che possono porre veto anche se il presidente della Regione si è espresso favorevolmente in termini di solidarietà.
Si narra (fonte Repubblica di oggi) che Formigoni, presidente della Lombardia, non sia stato entusiasta della trovata leghista. E lo stesso vicesindaco di Brescia, Fabio Rolfi ha detto: "Ero contrario prima e rimango contrario ora".