sabato 1 agosto 2009

Il morto di Mappatella beach

Ritorno nelle pagine del blog, perché su come sono realizzate certe pagine di cronaca che parlano di Napoli non si può rimanere indifferenti. Ho scritto una lettera al Corriere della Sera, ma siccome parlo da napoletana non la pubblicheranno mai. Così la riporto sul blog.
Ho letto con disappunto e imbarazzo l'articolo di ieri sull'episodio occorso a Mappatella beach, sul lungomare di Napoli ( leggi ). Ma a indignare la giornalista che sono non è la denuncia dell'indifferenza che trabocca dal servizio di Paolo di Stefano , scritto con la tracotanza di un editoriale di denuncia. (Cosa avrebbero dovuto fare i bagnanti, bloccare la riviera di Chiaia?).
Mi indigna e stupisce la mancanza della notizia, il divagare in ampollose citazioni e descrizioni da romanzo d'appendice. Basta così poco per scrivere un articolo sul Corriere della Sera? Nella "versione locale" ( leggi ) ,la tirata moralista si esaurisce nelle ultime righe; sul nazionale il sermone diventa il file rouge del servizio, come ammette lo stesso autore.
Che poi, a ben guardare le foto, tutta questa indifferenza non la vedo. Attorno al cadavere sono parecchie le persone. se siamo in 10 su una spiaggia non andiamo tutti a salvare un annegato: qualcuno chiamerà pure i soccorsi!
E da giornalista professionista disoccupata, laureata, masterizzata, ultra qualificata e napoletana mi indigno, per l'alone di negatività sottinteso in ogni riga dell'articolo, per la stoccata di moralismo ipocrita sottintesa in ogni riga che si infarcisce di citazioni per nascondere l'assenza dei fatti. Con questa mia non cerco un posto di lavoro, chiedo solo maggiore coerenza editoriale al quotidiano più letto in Italia.

giovedì 8 gennaio 2009

Si facesse i fatti suoi...

"Iervolino e Bassolino devono dimettersi".E' questo il motto che ormai accomuna il Pd nazionale, i suoi politici che finalmente si trovano uniti e concordi su qualcosa. Non la riforma della scuola e il lodo Alfano, non la finanziaria approvata in sordina senza che nessuno parlasse dei suoi tagli selvaggi su tutto nè sulla questione dell'Alitalia svenduta allo straniero.
Macchè!
"Non si pubblica la registrazione!" Potrebbero venir fuori rivelazioni più piccanti di vallettopoli, meglio non rischiare. Meglio che Iervolino e Bassolino si dimettano per accelerare la formazione di un'era nuova.
"Bisogna dare un segnale forte", ha fatto sapere veltroni, che presto sarà di nuovo a napoli per presentare il suo uomo. Il torinese Enrico Morando si appropinqua all'ombra del Vesusio nei panni di commissario - ombra al posto del dimissionario (ma chi lo aveva eletto) fuggitivo Luigi Nicolais. Tutta un'altra storia.... Ehm...

martedì 6 gennaio 2009

Il rimpasto

La Campania e Napoli hanno bisogno di un profondo rinnovamento della sua classe politica, e non solo.
Mutamento, inversione di tendenza, cambio di rotta, e non soltanto un superficiale maquillage per imbiancare la facciata un po' stinta e continuare sempre con la solita musica.
Il sindaco Rosa Iervolino Russo ha nominato "ben 6 nuovi assessori", e non vuole chiamarlo rimpasto. "E’ un governo di piena innovazione", ha detto. E i vertici del Pd hanno risposto che va bene così.
A conti fatti, conviene a tutti. Il Pd "decentrato" (perchè ogni governo cittadino decide come più gli aggrada) mantiene l'amministrazione a Napoli e in Campania in attesa che scadano i giorni naturali del mandato popolare. Nell'attesa il partito veltroniano si auto-commissaria, inviando a Napoli il sabaudo Enrico Morando.
L'alternativa sarebbero state le elezioni anticipate, e in questo momento della sua esistenza il Pd non se lo può proprio permettere. Soprattutto a Napoli, dove la preponderanza del Pdl berlusconiano sarebbe schiacciante, e i dipietristi (l'unica alternativa giustizialista alla destra) non sono mai andati molto di moda sotto il Vesuvio.
Meglio temporeggiare.
Intanto il governo centrale prepara una riforma della giustizia che, nella sostanza, depenalizza i truschini.
Ci saranno meno indizi perchè riportando la polizia giudiziaria sotto l'egida del ministero degli interni piuttosto che sotto gli anarchici Pm. Così si riduce la raccolta degli indizi.
Un'apposita legge limita l'accesso alle intercettazioni telefoniche riducendo al minimo il loro utilizzo per consentire a tutti di vivere felici e contenti. Altro che calciopoli, e compagnia cantando!
L'ignoranza dei fatti è la medicina più dolce per tutti i mali. Meglio che le manette scattino contro i giornalisti che non tengono chiusa la bocca, e i direttori dei quotidiani che non applicano la censura.
C'è bisogno di un nuovo Minculpop.
A Roma ci penseranno da domani. A partire da Napoli.

domenica 23 novembre 2008

Napoletano ma gobbo

Sfida al vertice nella massima serie. Inter e Juventus che si fronteggiano al Meazza per decidere chi occuperà il primato nella classifica di serie A per ancora una settimana. Stadio al completo, tifosi accolti senza riserve nè limitazioni nell'emissione dei biglietti e un pubblico in fibrillante attesa. In attesa della artita, l'attenzione dello spettatore attento alle "note di colore" è stata la sconcertante constatazione di un emblematico striscione: "napoletano ma gobbo".
Aforisma emblematico e sconcertante assieme.
Come se la napoletanità di chi ha scritto quello striscione fosse una colpa da espiare attraverso un percorso catartico di ammissione della colpa per la sua remissione.
  • Avvilire la propria identità
  • negare le origini
  • rinunciare al senso di appartenenza
  • rifiutare qualsiasi legame con il passato e i valori che sono alla base dell'individuo
E' un meccanismo inconscio che caratterizza una grossa fetta degli immigrati nel mondo. Una specie di calvario attraverso cui deve necessariamente passare chi abbandona la propria realtà e cerca la strada più "semplice" per farsi accettare nel nuovo mondo in cui ha scelto di fare parte.
NAPOLETANO MA GOBBO. Lo striscione è stato un modo per chiedere scusa al mondo di essere nati a Napoli, o di avere le proprie origini in quel sud fornace di ogni colpa e catastrofe. Dopo le scuse, si mette in risalto l'attenuante, l'escamotage che si è fatto veicolo del riscatto: sono tifoso della Juventus, però.

Quella degli strisioni razzisti è una piaga del calcio, a cui nessuno si preoccupa di dare un freno.
Gli ultrà rappresentano quella figura mitologica per metà uomo e per metà bestia che utilizza la passione sportiva come maschera per camuffare l'odio, il razzismo e la violenza che non ha modo di sfogare nella vita quotidiana. E allora giù con gli striscioni infamanti, i cori aggressivi, gli atti vandalici e le aggressioni dentro e fuori dallo stadio contro chi è colpevole di avere un'identità diversa da quella a cui appartiene il teppista di turno.
La "punizione esemplare" del 31 agosto, in occasione di Roma-Napoli, poteva essere l'occasione per dimostrare la linea dura che si intendeva perseguire a partire da questa nuova stagione sportiva, e invece si è trasformata in una violenza diretta verso una realtà che stava provando a rialzare la testa dopo essere risalita a fatica dal baratro in cui altre società sportive non erano state precipitate pur vertendo nelle stesse o peggiori condizioni.
Certe cose fanno pensare...




martedì 18 novembre 2008

Ritorno a Napoli

Ci sono voluti mesi per ritornare su queste pagine, ma alla fine ce l'ho fatta.
Napoli, giornalisticamente, è un mondo difficile. Come da tutti gli altri punti di vista. Ma è meravigliosa.
-Ho vissuto in prima persona i problemi della gente.
-Ho trovato, a Bagnoli, uno dei mille sversatoi di rifiuti ingombrantie nessuno che sapesse darmi delle risposte su una vergogna che era sotto gli ochi di tutti.
-Ho sfilato spalla a spalla con gli abitanti di Chiaiano e Marano dove voglio no costruire la discarica.
-Ho manifestato assieme ai dipendenti dell'Atitech ficcati nella bad company che pagherà le spese della vecchia Alitalia per permettere alla Cai di viaggiare con un carico più leggero, fatto solo di guadagni per ringraziare gli imprenditori che hanno salvato la faccia al politico di turno.
-Ho guardato negli occhi l'unico sopravvissuto della strage di Castel Volturno, bloccato su di un letto del Cardarelli, assieme agli altri pazienti costretti a convivere con il rischio di una ritorsione della criminalità.
-Ho seguito, a Pianura, la manifestazione degli stranieri che occupavano ausivamente gli edifici terremotati di via dell'Avvenire e le ragioni dei loro vicini di casa, cittadini napoletani che la politica locale vuole strumetalizzare.
-Ho visto e ascoltato mille storie di questa gente. La risposta che posso dare è ancora una volta una domanda. Quella che mi impegno a portare avanti ogni giorno con questo blog.